Linee di Sangue, cosa vuol dire?

Perché è lo stallone che la porta?

Linee di Sangue, cosa vuol dire?

Spesso in ambito di allevamento sentiamo parlare di Linea di Sangue; gli allevatori appassionati conosco quasi a memoria molte delle genealogie delle razze che allevano e spesso definiscono un animale come appartenente a una certa linea di sangue. In genere si fa riferimento ad alcuni riproduttori che sono stati dei fondatori della razza o di un particolare allevamento.

Per definire la Linea di Sangue da cui un individuo discende basta ricostruire la genealogia seguendo la linea di padre in figlio. Facendo un paragone con gli umani si tratterebbe di un vero e proprio cognome, attraverso il quale si trasmette una sorta di gene del cromosoma Y. In effetti ci sono porzioni del DNA, detti aplotipi, che si ereditano esclusivamente attraverso il cromosoma Y e che sono oggetto di studio per ricostruire la filogenesi delle specie e delle razze.

La trasmissione della Linea di Sangue non ha nessun senso zootecnico se rappresenta solo l’affisso di appartenenza,  o anche il risalire a ritroso lungo la linea paterna laddove la trasmissione è stata puramente casuale (magari si è scelto uno stallone perché nipote su via materna di un famoso antenato); per poter parlare con cognizione di linea di sangue deve esserci un lavoro mirato e predisposto.

Dando per scontato che un soggetto eredita il 50% dei geni dell’ipotetico padre fondatore e il 50% dalla madre; quando si passa alla generazione successiva la genetica tradizionale ci dice che i nipoti ereditano in termini probabilistici, il 25% dei geni del nonno, e ad ogni generazione la porzione di geni riduce della metà di modo che i bis nipoti possono avere circa il 12,5%, i suoi figli il 6,25%, poi  il 3,125% e così via.

E’ possibile farsi un idea delle reali porzioni di materiale genetico (contributo di sangue) di un antenato ereditate dai discendenti? La risposta è si: per le prime generazioni esiste la possibilità per mezzo della genetica molecolare di stimare con precisione matematica queste porzioni.

Allo scopo di farsi un’idea concreta prendiamo l’esempio riportato in uno studio su Bovini di razza Bruna presente in una tesi di laurea del 2010/2011, tesi che verteva appunto sullo stimare la differenza tra le stime di consanguineità e parentela dei calcoli tradizionali (genealogici e matematici) e le stime ricavabili da indagini genomiche con tecnologie SNP’s. Sarà utile ricordare che tali tecnologie sono ormai da qualche anno disponibili per l’allevamento cinofilo, settore che però si dimostra però ancora refrattario (come nel caso specifico del CLC in Italia) al loro impiego. Sarà forse perché esse, oltre a innumerevoli vantaggi selettivi, permettono di stimare la purezza della genealogia di un soggetto al di là della parentela tra genitori e figli, quindi permettendo una volta per tutte di mettere fine alla odiosa e diffusa pratica di falsificare i pedigree?

Torniamo a noi, come possiamo vedere dalla tabella le analisi genomiche hanno stimato che il vitello ha ereditato più geni dai nonni Vacca1 e ToroB, rispettivamente hanno contribuito con il 31% e il 33%, rispetto alla quota probabilistica del 25% (+6/8%) stimabile con metodo genealogico. E’ facile comprendere come questo scarto abbia una notevole importanza in quanto questa porzione di differenza rappresenta il 25/30% di geni in più (in meno per gli altri due antenati) rispetto alla stima classica. Se consideriamo per esempio che l’accoppiamento (tra ToroC e Vacca3) è messo in opera per trasmettere le caratteristiche, la linea di sangue del nonno ToroB, questo nipote può portare molti più geni rispetto alla media. Potrebbe succedere che un altro vitello risultante da uno stesso accoppiamento abbia le proporzioni invertite e che quindi sia meno abile a trasmettere le caratteristiche di ToroB. E’ evidente che nel trasmettere la linea di sangue di ToroB, non tutti figli di Toro C siano ugualmente adatti allo scopo, e la selezione dei riproduttori per la generazione successiva è di cruciale importanza in un vero e proprio lavoro di allevamento.

La trasmissione della Linea di Sangue in termini zootecnici  quindi non è una semplice discendenza lungo la linea paterna, ma rappresenta la presenza in questa linea di soggetti che tendono a riprodurre determinate caratteristiche ereditate da un antenato, e selezionate con attento lavoro di valutazione e selezione. La Linea di Sangue si caratterizza in funzione della ricerca di specifiche caratteristiche nella selezione di una razza. Appartenere genealogicamente ad un certo lignaggio spesso e volentieri non rappresenta portare una linea di sangue in quanto nessun lavoro di ricerca e selezione è stato messo in atto per trasmettere le caratteristiche del capostipite, ovverosia il ricercare e portare avanti quel 30% in più di contributo di ToroB nel caso dell’esempio. In mancanza di strumenti molecolari, come del resto era in passato anche in zootecnia da reddito, quella porzione in più di geni si stabiliva attraverso le valutazioni fenotipiche (Selezione Tecnica, Korung) e di performance (Attitudinali e di lavoro a seconda della razza). E’ il caso dei settori più evoluti e culturalmente sviluppati della cinofilia, in cui attraverso un attento lavoro di valutazione, selezione e piani di accoppiamenti, le linee di sangue vengono create, coltivate e trasmesse.

 Nell’allevamento cinofilo però, spesso e volentieri si parla di linee solo per annoverare la presenza di qualche cane famoso nel pedigree, in molti casi si parla di appartenenza ad una linea di sangue anche quando l’antenato famoso non è sulla linea paterna. Altre volte si considera appartenente ad una determinata Linea di Sangue un cane che presenta un line-breeding sull'antenato pur non presentandolo nella linea paterna. Il concetto di Linea di Sangue e Line Breeding sono in se stessi diversi, coesistono solo quando la presenza ripetuta di un antenato nel pedigree appare anche lungo la linea paterna.

Certamente un apporto genealogico importante, soprattutto come richiamo,  potrebbe avvenire anche se l’antenato non è nella linea paterna, ma in tal caso è erroneo parlare di appartenenza alla Linea di Sangue, appartenenza legata esclusivamente alla trasmissione del caratteristico aplotipo del cromosoma Y. Laddove esiste un lavoro mirato e programmato per portare avanti una linea, esso si troverà sempre sulla linea paterna, in quanto è il modo più efficace di trasmettere le caratteristiche desiderabili.

Più di qualcuno potrebbe chiedersi perché è più efficace trasmettere in questo modo la linea di sangue. Nello specifico dell’allevamento cinofilo il lavoro è mirato a produrre soggetti che rispondano ad uno standard morfologico e caratteriale, oltre ad un generale livello di salute e prolificità. Ad esempio in alcuni animali da reddito la prolificità (numero di figli per parto) o piuttosto il contenuto di proteine nel latte sono caratteristiche cardine della selezione rispetto al carattere nell’allevamento cinofilo.

Ad ogni modo il primo fondamento è dato dal fatto che uno stallone può generare sempre una prole maggiore rispetto ad una fattrice, quindi un maggior numero di combinazioni genetiche (figli) tra cui poter selezionare l’erede ottimale per trasmetterne le caratteristiche. Nell’ambito dei cani da lavoro ad esempio, quando si è presenza di un soggetto sopra la media e si cerca di trasmetterne le doti, lo si accoppia con diverse fattrici e si valutano le performance della progenie. Individuate la combinazioni migliori si ripetono gli accoppiamenti, e da questi l’allevatore terrà i soggetti migliori, e tra questi poi uno verrà eletto come erede e portatore della linea di sangue del padre. Stesso lavoro verrà svolto anche nelle generazioni successive, con l’addizione magari di fattrici imparentate in una certa misura con il fondatore di modo da produrre una certa consanguineità sul capostipite, al fine di ottenere una porzione maggiore di sue caratteristiche e fissarle in omozigosi.

In tutto questo il ruolo della fattrice è differente. Sicuramente una buona fattrice deve essere esente da gravi difetti e qualsiasi tratto non tipico o poco desiderabile per la razza; deve inoltre avere la capacità (cosa che spesso si da per scontato ma così non è) di trasmettere o rafforzare nei casi migliori, le qualità dello stallone.

La fattrice però deve innanzitutto garantire e portare avanti la fertilità e prolificità, nella linea di sangue. Nonostante l’allevamento di animali d’affezione non è paragonale a quello degli animali reddito, il numero di cuccioli per parto ha la sua importanza, non solo in quanto incidente sulla sostenibilità economica dell’attività ma, soprattutto,  perché un numero maggiore di cuccioli rappresenta un maggiore numero di combinazioni genetiche tra le quali applicare l’opera di selezione per la scelta dei riproduttori della generazione futura.

Indubbiamente la prolificità è legata anche alla qualità del seme (quantità e motilità degli spermatozoi)  dello stallone , ma risulta più immediato e ovvio selezionare l’eccellenza di questa caratteristica in base alle fattrici, ed escludere solo gli stalloni che spiccano per scarsa fertilità.

La fattrice deve poi essere selezionata per le sue qualità di madre che vanno dalla capacità fisiologica di partorire in autonomia e senza complicanze (conformazione bacino, rene, sistema endocrino che regola le contrazioni) , corretta rescissione cordoni ombelicali, presenza di adeguato istinto materno dato da una serie di comportamenti innati (ereditari al 100% che non sono soggetti all’apprendimento) produzione naturale di montata lattea di quantità e qualità (decisiva nello sviluppo fino allo svezzamento). Un capitolo a sé meriterebbero poi le qualità caratteriali della fattrice che si esprimono poi nella gestione delle fasi sensibili di sviluppo caratteriale del cucciolo: esse possono essere sommariamente riassunte nella capacità più o meno spiccata di fornire e coadiuvare un corretto imprinting sia verso i propri simili e gli umani, e guidare la fase di socializzazione. 

Ricapitolando, in un lavoro di selezione zootecnica applicata all’allevamento di cani, si opera trasmettendo attraverso la Linea di Sangue le caratteristiche morfologiche e caratteriali (quelle selezionate e funzionali) di eccellenza rispetto ad uno standard. Le fattrici sono un mezzo per trasmettere le qualità degli stalloni. Esse vengono selezionate per garantire appunto questa attitudine, ma anche e soprattutto per la fertilità e la prolificità e la loro qualità di madri, caratteristiche che costituiscono una non indifferente parte dell’ampio concetto di “Salute di Razza”, e fondamento del suo futuro.

 

Se si tentasse di trasmettere l’eccellenza morfologica e funzionale attraverso le madri, in una certa misura ne risentirebbero quelle caratteristiche tipicamente materne. La selezione degli stalloni ha il vantaggio di non dover tenere conto di tante peculiarità fisiologiche cruciali come le fattrici. E’ molto difficile per una fattrice essere allo stesso tempo un eccellente soggetto dal punto di vista fenotipico (morfologico, caratteriale, salute) e avere la capacità di trasmettere queste caratteristiche; essere poi una eccellente madre per i tratti che abbiamo brevemente trattato poc’anzi, e avere anche la capacità di trasmettere queste doti. E’ sicuramente più facile tenere un buon livello morfologico e un alto valore fisiologico come fattrici, mentre si portano avanti le massime aspirazioni in termini di standard attraverso le linee di paterne.

 

Bibliografia:

Penasa, Mazza: "Confronto tra i coefficienti di parentela stimati con metodi tradizionali e molecolari" Uni PD, Facoltà di Agraria, dipartimento Scienze Animali, 2010/2011

Ostrander, Ruvinsky: "The Genetic of the Dog, 2nd Edition"  2012

Robinson: "Genetics for Dog Breeder, 2nd Edition"  1990

 

Articolo inserito il 17/06/2014